Italy for Europe

Network per la promozione e la valorizzazione dei progetti italiani in ambito europeo e internazionale

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PRESENTAZIONE DELLE OPPORTUNITA DEI BANDI DELLA BANCA MONDIALE 2011

Nell’ambito del progetto Friend Europe, al fine di presentare le opportunità offerte dal sistema dei Bandi di Banca Mondiale per le imprese italiane, il giorno 5 ottobre 2011 alle ore 10.00 presso il VeGAL a Portogruaro (VE), in Via Cimetta 1, sarà organizzato il seminario tecnico “Vademecum per accedere ai bandi di Banca Mondiale”. Gli interessati possono compilare il modulo di iscrizione allegato ed inviarlo all’indirizzo online@informestconsulting.it

 La partecipazione al seminario è gratuita.
Informest Consulting S.r.l. ha assunto la gestione del più grande database del mondo di bandi di Banca Mondiale e delle banche internazionali multilaterali, disponibile in lingua italiana, ed è distributore ufficiale per l’Italia dei bandi di Banca Mondiale. Il database contiene oltre 1 milione di bandi l’anno, oltre 2.500 nuovi bandi al giorno, appalti per circa 800 miliardi di USD anno in tutti i settori merceologici e per acquisizione di beni, servizi, lavori. Inoltre presenta i contatti delle società aggiudicatarie dei bandi già chiusi, agevolando eventuali offerte di imprese per sub-forniture. Il valore medio degli appalti è di circa 200 mila Euro, quindi un importo decisamente appetibile per la PMI italiana. Informest Consulting offre ai propri utenti l’opportunità di abbonarsi ai bandi con uno sconto speciale del 20% rispetto alle tariffe standard internazionali e di usufruire di servizi accessori. Tale canale è l’unico che consente alle aziende italiane di beneficiare di questo sconto.
Seminario Banca Mondiale _scheda di adesione
http://www.informestconsulting.it/file/index/download/id/200

Scritto da Renzo.Ruffini il 12/09/11 alle 20:52 nella Another economy, Global intelligence, Ricerca e sviluppo | Permalink | Commenti (0) | TrackBack (0)

Tag Technorati: Bandi Banca Mondiale

OCSE: Crescita più forte per i paesi del G7, ma la disoccupazione rimane alta

Tramonto
Nella valutazione di breve termine del 5 aprile, che precede la pubblicazione del prossimo Economic Outlook prevista per la fine di maggio, l'OCSE stima per il primo semestre 2011 un tasso di crescita su base annua pari al 3% per i paesi del G7 . Dal gruppo è stato però escluso il Giappone, per l'impossibilità di effettuare previsioni a causa della situazione fortemente critica dovuta al terremoto e allo tsunami dell'11 marzo.
Il processo di crescita, quindi, si sta rafforzando e la ripresa sembra sempre più in grado di autosostenersi, senza il bisogno di politiche fiscali e monetarie di supporto. Malgrado ciò, rimangono forti le preoccupazioni per la situazione occupazionale: anche se i mercati del lavoro per l'insieme dei paesi OCSE stanno meglio di quanto ci si aspettava alcuni mesi fa, il tasso di disoccupazione, che appare in discesa, rimane comunque del 2% più elevato rispetto al periodo pre-crisi.
Per quanto riguarda l'Italia, l'OCSE prevede un tasso di crescita che, seppur positivo, risulta inferiore alla media dei paesi del G7 (+1,1% nel primo trimestre 2011 e +1,3% nel secondo).

A trainare la buona performance del gruppo sarà, quindi, il Canada, la cui crescita per il primo trimestre dell'anno è stata stimata al 5,2%; seguono Germania (+3,7%), Francia (+3,4%), Stati Uniti (+3,1%) e Gran Bretagna (3%). Per il secondo trimestre la situazione è data in leggero peggioramento, con il Canada che scende al +3,8%, la Germania al +2,3%, mentre la Gran Bretagna crolla al +1%. Solo per gli Stati Uniti si stima un tasso di crescita dell'economia in salita al 3,4%.
Le cause del rafforzamento del processo di crescita vanno ricercate principalmente nell'accelerazione degli investimenti provenienti dal settore privato e nell'espansione del commercio internazionale, che già alla fine del 2010 aveva superato, per volume di esportazioni totali, il picco raggiunto nel periodo immediatamente precedente alla crisi.

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Scritto da Renzo.Ruffini il 11/04/11 alle 16:36 nella Another economy, European Union | Permalink | Commenti (0) | TrackBack (0)

Tag Technorati: OCSE

Politica regionale europea - un fattore chiave per il raggiungimento degli obiettivi della crescita intelligente della strategia Europa 2020

1246145 La Commissione europea ha chiamato all'azione tutti gli attori degli Stati membri che gestiscono i fondi per la coesione, invitandoli ad un uso più ampio dei finanziamenti a favore di progetti volti ad una crescita sostenibile e ad un miglioramento della qualità degli investimenti.
Questo messaggio della Commissione, volto a promuovere l'implementazione dell'Iniziativa faro "Un efficiente utilizzo delle risorse" della strategia Europa 2020 e adottata il 26 gennaio 2011, sottolinea il ruolo cruciale della politica regionale nel raggiungimento degli obiettivi prefissati.
Le priorità d'investimento ricadono in tre aree:

  • efficienza energetica, trasporti alimentati da energia rinnovabile e a zero emissioni;
  • protezione dell'ambiente (servizi a favore dell'ecosistema, biodiversità, adattamento al cambiamento climatico, prevenzione delle catastrofi naturali);
  • eco-innovazione attraverso l'utilizzo delle TIC e dei "green clusters".

 Per consultare il documento ufficiale 

http://ec.europa.eu/resource-efficient-europe/pdf/resource_efficient_europe_en.pdf

Scritto da Renzo.Ruffini il 29/01/11 alle 19:23 nella Another economy, E-government, European Union, Strategia di Lisbona | Permalink | Commenti (0) | TrackBack (0)

Tag Technorati: Europa 2020

IBL sui costi delle Provincie

Uno studio dell'Istituto Bruno Leoni calcola in 2 Mdi € il risparmio derivante dall'abolizione delle Provincie. Non 200-200 Mni, che sono il costo politico, come sostiene il ministro Tremonti, ma un ordine di grandezza superiore. Senza eliminare il costo dei dipendenti, che passerebbero ad altre amministrazioni.

Qui lo studio: Scarica IBL_Focus_170_Giuricin

Scritto da Asa_A.Santangelo il 11/10/10 alle 11:59 nella Another economy | Permalink | Commenti (0) | TrackBack (0)

Tag Technorati: costi, IBL, Provincie

Un continente per vecchi

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Qui sopra l'incremento di spesa dei cittadini francesi al 2030, come risultano da uno studio di McKinsey. Il report fa un profilo dei capifamiglia a quella data, e li trova più vecchi - la metà avrà dai 55 anni in su -, più istruiti, più single e con meno figli, e un po' più poveri.

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Scritto da Asa_A.Santangelo il 18/06/10 alle 15:37 nella Another economy | Permalink | Commenti (0) | TrackBack (0)

Tag Technorati: 2030, consumi, economia, previsioni

La felicità si misura in Bhutan

Jigme_Thinley Il festival dell'Economia di Trento si è ormai affermato come momento cruciale di riflessione sulla scienza dei bisogni; sono migliaia le persone che si affollano nei seminari in cui si discute di indicatori, di teorie, di sviluppo. Quest'anno si è discusso anche di felicità. Ne ha parlato Jigmi Y. Thienley, premier del Paese himalayano, spiegando che, su impulso del suo re, il livello di benessere del Paese viene ora misurato in termini di Gnh (Gross National Happiness). In sostituzione del Pil.

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Scritto da Asa_A.Santangelo il 07/06/10 alle 10:32 nella Another economy | Permalink | Commenti (0) | TrackBack (0)

Tag Technorati: Bhutan, economia, felicità, Thienlei, Trento

La Cina e l'Africa

McKinsey Quaterly pubblica un'intervista al vice presidente del Sud Africa, Kgalema Motlanthe. Il Paese fa parte dei BRIC, l'alleanza degli emergenti costruita attorno a Brasile, India e Cina. Due passaggi notevoli:

- sulla cooperazione cinese in Africa: In Angola, per ricostruire le ferrovie, hanno acceso un prestito di 2 Mni $. Condizioni: 30% di manod'opera locale, 70% cinese; orario di lavoro "Platoon", cioè 7 su 7 giorni di lavoro. Se i locali dopo un mese abbandonano, non abituati a questo ritmo, vengono sostituiti da cinesi, e molti progetti finiscono con il 100% di manod'opera cinese.

- sui valori nel mondo degli affari: Gli affari coinvolgono la gente, il senso di responsabilità, che dipendde dall'integrità. Occorre un approccio di lungo periodo. It’s important to always understand that business is about people. It’s about good will, and that good will depends on integrity. It depends on ensuring that there is good in what we do, rather than doing business as though you are in a casino, as it were. It’s important for businesspeople to understand that business stands to gain better if they take a long-term view, rather than to try and make quick profits, which would just be spikes, and tomorrow, once you lose the good will, the business is bound to flounder. And that is why values are very, very important.

Scritto da Asa_A.Santangelo il 26/05/10 alle 10:07 nella Another economy | Permalink | Commenti (0) | TrackBack (0)

Tag Technorati: Kgalema Motlanthe, McKinsey Quarterly, South Africa

Statisticamente....inesatto

Nella rubrica Idee del sole24ore, Marco Fortis riflette sull'impatto che le statistiche relative al Pil dei partner europei e dell'Italia hanno avuto sulla pubblica opinione. Le vicende di questi ultimi mesi (o due anni) dimostrano che alcuni dati eclatanti, come la crescita del Pil di Irlanda, Grecia e Spagna, nel decennio che abbiamo alle spalle, con crescite del 3,5-4%, nascondevano un'economia "drogata". E rivaluta l'apparente lentezza delle macchine tedesca e italiana.

La tesi di Fortis (che riprende riflessioni di Fulvio Coltorti del Centro Studi Mediobanca è che aver utilizzato deflattori troppo aggressivi ha penalizzato eccessivamente il volume del Pil italico, e depresso la classifica del BelPaese a livello europeo. Si pone perciò il problema di quali parametri, o quali correttori, è possibile utilizzare, in modo da registrare, invece di un declino, una capacità di reazione soprattutto delle imprese esportatrici.

Fortis si avventura poi in un confronto tra i deflattori utilizzati dall'Istat a confronto con queli francesi e tedeschi, per dire, alla fina, che non siamo poi messi così male come i numeri farebbero supporre:

"In altri termini, si ha l'impressione che il valore aggiunto di Germania e Francia sia cresciuto in volume più del nostro soprattutto perché gli uffici statistici di tali paesi sono stati particolarmente "generosi" con i deflatori delle loro economie".

La domanda che viene da farsi è questa: da un lato abbiamo un'economia sommersa, informale e non solo criminale, che vale dal 25 al 30% del Pil; dall'altro la dimensione piccola o micro di molte nostre imprese sfugge alla raccolta e all'analisi statistica. In questo contesto, ci si chiede davvero se non abbia senso cominciare a pensare a nuovi parametri per misurare la reattività del Paese

Scritto da Asa_A.Santangelo il 20/05/10 alle 11:01 nella Another economy | Permalink | Commenti (0) | TrackBack (0)

Tag Technorati: confronti, deflattori, Fortis, Pil

Strategie per il Made in Italy

Bombay_strada
Dario Di Vico sul Corriere dà conto del dibattito attuale su come avviare la ripresa e valorizzare il Made in Italy. La tesi prevalente è quella sostenuta tra gli altri, e autorevolemente, da Enzo Rullani,rissumibile in questo modo:

  • inutile fare concorrenza ai Paesi emergenti in settori maturi come tessile/abbigliamento, meccanica, arredamento puntando sul prezzo, saremmo perdenti. Occorre invece posizionarsi salendo di gamma, puntando sulla qualità, sul servizio, e collegando i prodotti a una "narrazione" che valorizzi il made in Italy, la user experience collegata alla qualità della vita e a una visione del mondo precisa, a una cultura riconosciuta e riconoscibile.

Diversa, e recentissima, la provocazione di Luciano Benetton:

  • ostinarsi a produrre in Italia è perdente. I mercati che tirano sono quelli dei Bric (Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa, etc). Occorre andare a produrre in loco, mantenendo stile e tradizioni culturali nostrane: design italiano e costi asiatici. Così si punta a produzioni di massa e non solo alle èlite.

I critici sostengono che questo approccio è tagliato su misura di Benetton, marchio globale e affermato. In comune le due impostazioni hanno il riferimento a tradizione e stile molto caratterizzati. Paiono quindi abbastanza complementari.

Ma la strada indicata da Benetton è peraltro stata tentata da molte aziende, che si sono dovute ricredere. Portare la fase produttiva all'estero comporta l'esportazione di un know how del saper fare che è anch'esso una componente, a volte fondamentale, del made in Italy. Per questo tanti che hanno delocalizzato sono poi stati costretti a rientare, e quindi si è prospettata la prima alternativa.

E questa, a mio parere, è ancora la soluzione più praticabile, magari passando per l'aggregazione territoriale, la creazione di un marchio riconoscibile, l'investimento in comunicazione e marketing. La strada, in fondo, percorsa dall'azienda di Ponzano Veneto più di due decenni fa.

Scritto da Asa_A.Santangelo il 18/05/10 alle 12:26 nella Another economy | Permalink | Commenti (3) | TrackBack (0)

Tag Technorati: Benetton, internazionalizzazione, made in Italy, Rullani

Meglio ricchi o felici?

Un recente speciale dell'Economist rilancia un dibattito che, in tempo di crisi finanziaria, ha assunto rilievo per la politica oltre che per gli economisti: Il Pil è una misura soddisfacente della "ricchezza" di una nazione?

Che non si tratti di un mero dibattito teorico lo dimostra il fatto che tutt'oggi le classifiche internazionali, e il rating dei Paesi, viene fatto in base a tale parametro. E' su questo che le economie, e i loro governi, vengono valutati. Ma è misura soddisfacente?

Il numero degli insoddisfatti cresce: o dimostrano gli esiti della commissione Stigliz, voluta dal presidente Sarkozy, e la scelta dei giudici del Nobel che hanno assegnato quello per l'economia a Elinor Ostrom scienziata americana per le sue ricerche sulla governance dei beni comuni.

Steve Landefeld,  Direttore del Bureau of Economic Analysis, sostiene che pur non essendo la misura del benessere di un Paese, pure il PIL è uno strumento estremamente utile per misurare gli standard di vita.

Andrew Oswald, che insegna economia all'Università di Warwick non si limita a citare il paradosso di Easterline (non c'è corrispondenza tra l'aumento di ricchezza du un Paese e la felicità dei suoi abitanti), ma sostiene che l'emergenza climatica ci impone di cambiare stili di vita, e quindi anche parametri che li misurano.

L'ascesa dei Paesi emergenti ci porterà a visioni diverse, le culture indiana e cinese hanno visioni del rapporto uomo-natura dissimili da quella occidentale. Il futuro è affascinante.

Scritto da Asa_A.Santangelo il 13/05/10 alle 08:47 nella Another economy | Permalink | Commenti (0) | TrackBack (0)

Tag Technorati: Economist, felicità, misure, PIL

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