Nel grafico i dati relativi alla R&D a livello globale. Sono dati 2000 e 2008.
A colpo d'occhio è palpabile la crescita complessiva dell'area non OCSE. Sono dati raccolti all'interno dell'iniziativa Innovation Union
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Nel grafico i dati relativi alla R&D a livello globale. Sono dati 2000 e 2008.
A colpo d'occhio è palpabile la crescita complessiva dell'area non OCSE. Sono dati raccolti all'interno dell'iniziativa Innovation Union
Scritto da Asa_A.Santangelo il 30/07/12 alle 17:10 nella Ricerca e sviluppo | Permalink | Commenti (0) | TrackBack (0)
Francesco Guerrera è caporedattore finanziario del WSJ a New York. Su la Stampa di oggi scrive un editoriale che ci invita a non sottovalutare gli Usa. Pur disorientati dall'eccidio di Aurora sapranno reagire come in altri momenti della storia: (..) ci sono ragioni più concrete per temperare predizioni della fine dell’America. Il fatto, per esempio, che l’Unione Europea non sta proprio benissimo e che l’economia del Giappone è in stato semi-comatoso da decenni. Che persino la Cina ha bisogno dei consumatori americani per continuare a crescere. E che il dollaro rimane la moneta dominante ed il bene-rifugio più importante nell’economia mondiale - un ruolo fondamentale che aiuta l’economia Usa.
Ora, io amo l'America, la sua cultura, la sua vitalità, la capacità di reagire alle sventure rimboccandosi le maniche. Ma liquidare così il tema della crisi mi pare superficiale, e non solo perché ci si dimentica facilmente che alla base della profondità della crisi sta la disinvoltura del sistema finanziario Usa, favorito prima dal democratico Clinton e poi dal repubblicano Bush.
Occorrerebbe ripensare i meccanismi stessi dello sviluppo, che la globalizzazione ha ulteriormente esacerbato.
Scritto da Asa_A.Santangelo il 30/07/12 alle 12:04 nella Another economy | Permalink | Commenti (0) | TrackBack (0)
Peter Kim ha creato per Online MBA questa infografica. All'aumento di ore lavorate non corrisponde una maggior produttività, ma maggiori costi per il Sistema Paese
Scritto da Asa_A.Santangelo il 16/07/12 alle 17:46 nella Another economy | Permalink | Commenti (0) | TrackBack (0)
All'interno dei bandi 2013 stanziati per il VII PQ, 365 Mni € sono stati stanziati per le soluzioni tecnologiche urbane nell'ambito della "Smart Cities and communities european innovation partnership". Il commissario europeo Guenther Oettinger ha così presentato l'iniziativa: "L'innovazione guida la competitività dell'Europa ed è il mezzo migliore per affrontare l'efficienza energetica. Grazie a questa partnership, riscaldamento ad alta efficienza e sistemi di raffreddamento, contatori intelligenti, gestione energetica in tempo reale, o soluzioni di edifici a zero-energia, saranno sempre più diffuse tra le città europee". E aggiunge "Attualmente molti ostacoli limitano il potenziale di innovative tecnologie intelligenti. In tempi di crisi economica, le aziende e le città sono anche restie a portare su scala industriale e distribuire rapidamente le tecnologie innovative, nonostante i risparmi sui costi potenziali e di riduzione delle emissioni a lungo termine".
Scritto da Asa_A.Santangelo il 11/07/12 alle 14:41 nella Innovation | Permalink | Commenti (2) | TrackBack (0)
Il 9 luglio presso la Rappresentanza di Milano della Commissiona Europea sono stati presentati i bandi 2013 del VII PQ, che partono oggi.
Saranno investiti 8,1 Mni € cui si aggiungeranno 6 Mdi di cofinanziamento dei privati, scanditi da 52 nuovi inviti, mentre a ottobre ne verranno fatti altri. Entro il 2013 gli investimenti diretti totalizzeranno 10,8 Mni € per la Ricerca.
Alle Pmi sono destinati 1,2 Mdi, che dovrebbero finanziare circa 4.000 imprese; si valuta che complessivamente verrano creati 210.000 nuovi posti di lavoro, attivando 275 Mdi di Pil in 15 anni.
Massimo Gaudina, del Consiglio Europeo della Ricerca (ERC) ha presentato i bandi. Nella slide sopra la suddivisione dei fondi. Qui la presentazione (.pdf)
Scritto da Asa_A.Santangelo il 10/07/12 alle 17:39 nella Ricerca e sviluppo | Permalink | Commenti (0) | TrackBack (0)
Mentre nell'opinione pubblica si fa sempre più forte l'ostilità verso l'Europa, vista come un insieme di burocrazie che ci costringono a pesanti sacrifici - ostilità seconda solo a quella contro la Merkel e i "cattivi" tedeschi - Luigi La Spina su la Stampa propone una lettura opposta. Le diffiicoltà che stiamo - tutti noi, cittadini Europei - nascono da un maggior peso delle opinioni pubbliche sui governi. Esattamente l'opposto del senso comune; più democrazia, o più populismo?
La vera svolta di questo atteggiamento popolare è avvenuta negli ultimi mesi. Da quando i cittadini europei si sono resi conto che le loro sorti non dipendevano più dai governanti dei loro Paesi, ma dai giudizi che prevalevano nelle opinioni pubbliche degli altri stati della Ue nei loro confronti. Perchè i leader eletti dai parlamenti nazionali non potevano, o non riuscivano, o non volevano disattenderne gli umori.
La politica è l'arte della mediazione; è perciò ancora più grave che il Parlamento Europeo, che è l'agorà democratica che dovrebbe orientare e costruire il consenso dei cittadini, resti afono e tagliato fuori dal dibattito e dalle decisioni. In questo senso ci vorrebbe "più Europa"
Scritto da Asa_A.Santangelo il 10/07/12 alle 09:25 nella European Union | Permalink | Commenti (0) | TrackBack (0)
Tag Technorati: crisi, democrazia, Europa, istituzioni, populismo
L'era del postindustrialismo ha individuato nei servizi e nella capacità di spostarsi in alto nella catena del valore il modo per l'Occidente di mantenere la leadership. Poi la crisi dei derivati 2007-2008 ha precipitato le nostre economie dnel panico. Abbiamo scoperto che la forza della Germania sta nella sua formidabile struttura industriale, che gli inglesi abbandonando molti settori manufatturieri non hanno fatto un grande servizio al loro Paese, che l'Italia nonnsta messa poi così male grazie alle sue medie aziende.
Su l'Inkiesta Stefano Micelli commenta una ricerca del MIT su produzione industriale e innovazione. Il MIT rintraccia nella mancanza di strutture produttive l'intristimento di alcune aree Usa ove si impoverisce la classe media.
Ma, come in Italia, vi sono alcune medie imprese che innovano e ottengono risultati. Dall'analisi del MIT si riconfermano convinzioni che valgono anche per il Made in Italy; scrive Micelli: Queste medie imprese devono molta della loro capacità competitiva a una forza lavoro ancorata a uno specifico territorio. Una delocalizzazione della produzione rischierebbe di compromettere capacità di innovazione e tempi di risposta al mercato.
Ma per crescere, queste aziende devono circondarsi di un ecosistema in grado di sostenerle, esattamente come accade per i distretti italiani, e che ha fatto al fortuna di molte aziende leader di casa nostra: per crescere hanno bisogno di poter contare su ecosistemi dell’innovazione che a oggi negli Stati Uniti stentano a prendere piede. Mancano politiche di formazione adeguate, mancano piccole imprese che possano rappresentare fornitori credibili per questi nuovi leader industriali, mancano banche e istituzioni finanziarie interessate a spingere questa nuova economia manifatturiera. Una nuova politica industriale (vero e proprio tabù per la cultura politica americana) passa attraverso la costruzione di questi ecosistemi lavorando su formazione, finanza e politiche del lavoro.
Scritto da Asa_A.Santangelo il 06/07/12 alle 11:06 nella Economia e imprese | Permalink | Commenti (0) | TrackBack (0)
In Italia sta crescendo la discussione intorno ai temi dell'Agenda digitale e a quello di Smart City, nell'ambito dell'iniziativa di Europa 2020. Su Smart City in particolare si è aperta una dicotomia di visione, tra quelli che impostano il tema in termini tecnologici, e chi invece sottolinea l'aspetto di governance e partecipazione come quello più critico.Vediamo innanzitutto qual è l'origine del progetto.
“Smart Cities” è un’iniziativa promossa dall’Unione Europea nell’ambito del SET-Plan, lo strumento con cui L’Unione definisce la propria politica nel settore delle tecnologie per l’energia. Il SET-Plan traccia il quadro logico entro cui sviluppare le azioni per il raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2020, ma il suo orizzonte temporale è esteso fino al 2050, data entro cui il piano si propone di ridurre le emissioni di gas serra fino ad un massimo del 90%, sviluppando nuove metodologie e nuove tecnologie per la produzione e l’uso di energia a basse emissioni di CO2.
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Scritto da Asa_A.Santangelo il 05/07/12 alle 15:51 nella Europa 2020 | Permalink | Commenti (0) | TrackBack (0)
Tag Technorati: impostazioni, partecipazione, smart city, UE
L'OCSE ha definito una strategia sulle competenze che individua nell'educazione l'arma competitiva più potente. Nell'area 1/5 dei giovani non completa il secondo ciclo di studi, e in molti Paesi 1/3 degli adulti non presenta i requisiti per avere un lavoro decente. Agli alti tassi di disoccupazione si contrappongono carenze importanti nell'offerta di lavoro. Più del 40% delle aziende di Australia, Giappone, Messico e Usa dichiarano di non trovare risorse con le competenze adeguate. Qui sopra il report online.
Scritto da Asa_A.Santangelo il 03/07/12 alle 09:38 nella Scenari | Permalink | Commenti (0) | TrackBack (0)
Tag Technorati: competenze, educazione, occupazione, OCSE, report
Lo scorso 30 giugno si è svolta a Bucarest la conferenza finale del progetto strategico AnimaNova "Integrazione nel mercato del lavoro delle vittime di tratta", progetto transnazionale finanziato dal Fondo Sociale Europeo della Romania, che dal 2009 ha consentito ad enti pubblici e associazioni del terzo settore dell'Italia e della Romania di cooperare per lo scambio informativo e il trasferimento di conoscenze tra operatori dei due paesi.
L'infografica (scarica il .pdf) sintetizza il percorso di analisi e intervento che è stato realizzato nel corso dei tre anni di attuazione del progetto dal partenariato guidato da CPE - Centro Partenariato per l'Uguaglianza e Federazione Filantropia per la Romania e Expert Italia, Associazione Parsec ricerca e interventi sociali, Esprit, Fondazione Giacomo Brodolini, AGEFORM S.c.a.r.l. per l'Italia.
L'Italia è uno dei principali paesi di destinazione dei flussi migratori che hanno origine in Romania, all'interno dei quali donne e minori continuano ad essere particolarmente a rischio di diventare vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale. Oltre ai dati staticistici, anche la percezione degli operatori conferma come la presenza di donne e minori nella prostituzione in strada e negli appartamenti sia in aumento.
Il fenomeno della tratta di esseri umani si evolve rapidamente, adattandosi ai mutamenti normativi e sociali e alle misure di contrasto adottate a livello dell'Ue. La ricerca "Speranze, in vendita", realizzata nell'ambito del progetto, ha messo in evidenza alcune caratteristiche specifiche del modello di reclutamento e sfruttamento che caratterizza la tratta tra la Romania e l'Italia. I risultati della ricerca mettono in evidenza come all'origine della vulnerabilità delle donne e minori allo sfruttamento vi siano, nel paese di origine e destinazione, situazioni di negazione della parità di genere se non anche situazioni di abuso e violenza. Nel meccanismo della tratta dalla Romania la figura del “fidanzato-protettore” (loverboy) ha assunto un ruolo sempre più centrale. All'uso generalizzato di violenza o privazione assoluta della libertà, si preferisce la creazione di legami forti ed esclusivi di tipo personale e affettivo, fondati sulla soggezione psicologica. Queste nuove modalità determinano nelle ragazze una bassa percezione del proprio stato di sfruttamento e l'illusione di un'autonomia conquistata rispetto alle esperienze di negazione della pari dignità della donna nella famiglia e nella società vissute in passato.
La strategia di intervento del Progetto si basa sul rafforzamento della capacità degli operatori di gestire, anche in cooperazione con i paesi di origine e destinazione, interventi di protezione e assistenza delle vittime, incluse le misure per favorire l'inclusione sostenibile nel mercato del lavoro delle donne che fuoriescono dai percorsi di tratta. Dal 2009 sono stati sperimentati nuovi strumenti di lavoro e favorite nuove forme di collaborazione tra le organizzazioni dell'Italia e della Romania. E' stata inoltre svolta, sulla base dei risultati della ricerca "Speranze, in Vendita" una campagna di sensibilizzazione nelle 8 regioni della Romania.
I numeri del progetto Animanova esprimono il lavoro intenso svolto dal partenariato nel corso dei tre anni di vita del progetto e provano il valore aggiunto della cooperazione e del partenariato transnazionale supportato dall'Unione Europea attraverso i fondi strutturali e i programmi di finanziamento a gestione diretta. Al di là dei numeri il progetto ha contribuito a creare legami di reciproca fiducia tra gli operatori dell'Italia e Romania, che condividono la passione per il lavoro sociale e il cui contributo è fondamentale per il rafforzamento della crescita inclusiva che costituisce uno dei pilastri della strategia Europa 2020.
Qui il report del progetto
Per maggiori informazioni www.animanova.ro
Scritto da Asa_A.Santangelo il 02/07/12 alle 13:56 nella Women strategics | Permalink | Commenti (0) | TrackBack (0)