Ikea ha deciso di spostare la produzione di suoi articoli dall'Asia all'Italia, per il valore di un miliardo di €. E' un fatto significativo non solo per la quantità, ma per il segnale qualitativo che dà. L'aumento del costo del lavoro e della logistica rende competitiva la manifattura italiana, anche grazie alla qualità dei nostri manufatti. I dirigenti Ikea sostengono che i reclami sui prodotti delle nostre aziende sono molto minori, se confrontati con quelli asiatici.
La qualità dunque paga, ed è un segnale confortante.
Ikea, nel bene e nel male, è un reagente delle competenze e dei limiti della nostra imprenditoria.
Ikea replica, scippa un business tipico del Belpaese - la produzione di mobili con design di qualità a prezzi accettabili - sulla base di un modello di business millimetrico, basato su una logistica dalla precisione militare e sulla modularità e qualità dei componenti giapponese.
Soprattutto la logistica, come si vede, è uno dei fattori chiave delle loro scelte. La collocazione dei megastore ai margini delle grandi città, posizionate strategicamnete accanto ad arterie di grande traffico extraurbano, è componente essenziale della scelta di localizzazione.
La cura con cui posiziona le sue location si scontra a volte con la farraginosità delle norme norme e con il localismo ostile e provinciale, come nel recente caso di Treviso, che spiega la riluttanza degli stranieri a investire da noi.
Per fortuna le competenze a volte sovrastano il conservatorismo di sitituzioni e sindacati.
Commenti