Che abbia ragione Barbara Spinelli, e la crisi di autorevolezza
dell'Europa sia derivata dal consiglio che il tiranno di Mileto,
Trasibulo, dà al giovane tiranno di Corinto: fai come se ti trovassi in un campo di grano - dice - taglia le spighe troppo alte!
E quindi l'impasse che coglie la costruzione di una più avanzata
integrazione europea sia al tempo stesso generata dalla mediocrità
delle sue classi dirigenti e da queste venga perpetuata.
Spinelli se la prende con la Merkel, per la mancata elezione dell'ex dissidente Joachim Gauk a presidente della Repubblica Federale, e le imputa poco coraggio e mediocrità appunto, rivelata in altri recenti momenti topici della vita europea. In un altro ambito, la newsletter inGenere, Mark Smith e Paola Villa commentano la sparizione di una coraggiosa politica di uguaglianza di genere dall'agenda di Europa 2020. Presente nella strategia di Lisbona, e quindi fallita due volte consecutive insieme al complesso della strategia, come si rileverà a fine anno, l'approccio proiettato al riequilibrio della presenza femminile negli ambiti sociali, lavorativi e politici dell'Unione, si è stemperato in una serie di obiettivi quantitativi senza più "specificità".
Del resto lo stesso documento Europa 2020 riflette un approccio pianificatorio e tecnocratico che sta lentamente allontanando i cittadini europei dall'entusiamo per l'Unione, e vanifica alla fine anche gli obiettivi che questa si dà. La lettura della nuova strategia, nel suo puntiglioso articolarsi in obiettivi e sotto-obiettivi, evidanzia un approccio recitativo del potere svincolato da qualsiasi visione capace di suscitare entusiasmo e partecipazione. E' come se la Commissione, una volta tracciato un percorso, ritenesse di poterlo compiere in via automatica senza iniettarvi una spinta ideale, una forte condivisione di senso, meccanismi non burocratici di partecipazione e coinvolgimento.
Che questo sia il male dell'attuale fase lo testimonia la crescente insofferenza verso le strutture comunitarie. Pure, la voglia di rilanciare e condividere il sogno europeo, è forte e viva, com dimostrano iniziative come If no(w) Europe, che hanno visto la partecipazione attenta e accorata, speso, di molti addetti ai lavori e cittadini comuni. Il rilancio dell'Unione passa attraverso un ampio dibattito che accomuni polytica e società civile, con l'obiettivo di riconsiderare l'intera costruzione europea.
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L'articolo della Spinelli è trascinante per lingua, concetti e buona conoscenza di alcuni substrati della cultura tedesca (quanti conoscevano lo Spiesser, equivalente germanico di un indimenticabile ritratto sordiano?). Tuttavia la sua giusta indignazione, condivisa da due brillanti giornaliste tedesche, non fa capire perché politicamente Angela Merkel si comporti così.
Mediocrità? Sia, ma il paragone con Kohl ed anche Schröder è puramente ipotetico e non regge. Errore nel non dare alla Germania una figura di spicco? Certo. Stoltezza nel non consolidare un partito scosso dagli ultimi insuccessi. No, perché la situazione è maledettamente difficile e guai a perder per strada i propri quando ormai l'opposizione è ridotta ad uno zoccolo duro.
Sottovalutazione della Kanzlerin? Credo di sì. Anche Quinto Fabio Massimo non era inspiring, ma riuscì a piazzar qualche colpo a segno in tempi difficili e a non far disastri. Merkel naviga a quota periscopica, ma le sue capacità d'interdizione e mediazione sono intatte. Come intellettuale sposo l'argomentare della Spinelli, come analista diffido delle acque chete.
Scritto da: Alessandro Politi | 12/07/10 a 17:04