Sono avvenute a
Roma lo scorso martedì e giovedì le presentazioni di due libri attuali:
- Caracciolo
- E. Letta, “L’Europa è finita?”, Add Editore)
- Guerrieri-Lombardi,
prefazione E. Letta, “L’architettura del mondo nuovo”, Il Mulino-AREL.
Poche note in aggiunta a due
dibattiti dove le posizioni erano consolidate (gradualità contro cambi
radicali; euroscetticismo blando contro riforme nel solco della tradizione;
governance a oltranza contro mancanza di politica):
1) L’Europa è già finita perché
come si comportano le élite nazionali ed europee si vede chiaramente una
gesticolazione senza nessuna seria voglia d’intervenire. La questione è se si
produce un reale scatto di consapevolezza politica oppure no. Tutto indica che
no, incluso il dibattito nazionale ed europeo di queste settimane.
2) L’Europa così come la
conosciamo e concepiamo dal 1945 è strutturalmente finita perché lo stato
nazionale è finito. Lo so, è una realtà che non ci piace vedere, ma non si
capisce perché lo stato nazionale debba essere sempiterno: sono ormai 300 anni
che va avanti ed è naturale che decada anche se noi ed i tedeschi ci siamo
arrivati tardi.
3) Il segno sicuro della fine
dello stato è la costante diluizione della sua sovranità, attaccata
innanzitutto dall’economia legale, poi da quella illegale ed infine dal basso e
dall’alto
4) L’Europa è in crisi
irreversibile perché lo stato nazionale lo è e la democrazia rappresentativa
pure. Non si può deregolare l’economia e pensare che gli operatori economici
abbiano voglia di rispettare le istituzioni. Allora sono questi operatori, i
più vari, che impongono regole e legislazioni di fatto. Quando Reagan e
Thatcher fecero la deregulation (1988) fu quella la crepa nel Muro di Berlino e
lo fecero per necessità. Dunque, quando parliamo di legge finanziaria europea,
coordinamento fra commissioni Bilancio, poteri alla BCE, diciamo tutte cose
giuste per quel che c’è, ma non per la tendenza storica e del futuro prossimo
5) Oggi siamo in grado di capire
che la deregulation implica necessariamente la governance. Quello che non
vogliamo capire, perché ci fa male, è che una governance non governa veramente
nulla, lasciando il campo libero alle decisioni di fatto degli operatori
economici, più o meno stampigliate da parlamenti esautorati.
6) L’altro fatto messo in chiaro
da Mario Sarcinelli (Dexia-Crediop) nel dibattito è che le crisi nel
capitalismo sono inevitabili perché insite nella libertà del sistema. È come
dire che le purghe sono inevitabili nel socialismo reale per preservarne la
purezza. Libertà di chi? Libertà per tutti? Ed in che grado? Sarcinelli dice
che ci vogliono autorizzazioni per vendere prodotti finanziari così come per
vendere alimenti. Senza government non c’è forza per il rispetto delle regole
ed il mancato rispetto delle regole (o la loro lobbistica modifica) ha portato
alla catastrofe d’oggi e porterà alle catastrofi/crisi future.
7) Il capitalismo è ormai
vecchio di 400 anni. Perché, al pari dello stato e dell’URSS, dovrebbe essere
eterno ed essere l’unico orizzonte possibile del pensiero e soprattutto della
pratica economica? Questa è la domanda di fondo dell’economia mondiale che si
porrà con sempre maggior forza nel prossimo quinquennio.
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