In questo
periodo i dubbi onori della cronaca economica toccano alla Spagna, ma
bisogna esser ciechi per non capire che
si tratta solo della stazione di un calvario e non della “mela marcia” dei conti europei insieme alla Grecia. Non dimentichiamoci
che sino a ieri
In realtà il dato preoccupante è che il mercato nutre forti dubbi sul piano di salvataggio della Banca Centrale Europea da € 750 miliardi perché vede acquisti, peraltro insufficienti, d’obbligazioni di stato greche, portoghesi ed irlandesi, ma non spagnole ed italiane. Se i due paesi hanno queste prospettive tutto sommato rassicuranti nella crisi, perché il tasso dei loro titoli di stato continua a cresce vistosamente?
A livello di BCE c’è una profonda divisione all’interno dei suoi organi dirigenziali, che riflette la divisione tra i paesi meno indebitati dell’Eurozona e quelli più indebitati. Non è un caso che di PIIGS non si parli più, ma in modo politicamente più corretto e più pericoloso di paesi periferici. L’Italia non è un paese centrale e la sua politica non ha nessuna intenzione di farlo salire di livello perché significherebbe affrontare nodi di trasparenza, legalità, efficacia e competitività, la cui esistenza è troppo redditizia per oligopoli consolidati.
L’altro dato che
è dolcemente passato nei fatti è che il decoupling economico tra Stati Uniti ed
economia mondiale è avvenuto. Vi ricordate all’inizio della crisi quanto era
importante questo tema? Adesso da un lato il deficit commerciale USA è
aumentato di un altro 0,6%, cui ha contribuito anche un declino dell’export di
servizi dell’1,1% (e il deficit è con Cina, OPEC, Canadà, America Latina),
mentre dall’altro
Con orientale e democristiana compostezza, l’attuale premier giapponese Naoto Kan (Democratic Party), ha osservato che questo accade in un paese dove è il governo che controlla il settore finanziario e non viceversa. Questo non esclude i seri problemi cinesi ed un crollo per altri problemi, ma indica chiaramente una diffusa debolezza nelle democrazie mature su come si debba fare politica economica.
E
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