Sgombriamo subito il campo da equivoci e dietrologie: chi scrive è un convinto sostenitore del nucleare dallo sciagurato referendum del 1984, nato e cresciuto per motivi assi meno nobili del rispetto dell’ambiente. Chernobyl (1986) mi avrà dato la sua dose di radiazioni, ma sinora non mi ha fatto cambiare idea.
Il voto è fragile perché è di due voti e perché l’opposizione ha deciso che, in caso di vittoria, cancellerà la decisione, ma è interessante notare quanto succede oltre il ring parlamentare e dei media.
Anche la Svezia nel 1980 decide cancellare il nucleare nel 2010 (vi prego di notare nella carta che è stata molto più contaminata che non l’Italia dalle ricadute di Cesio), me nel 1997 torna indietro perché ha bisogno di energia con un buon rapporto costo-efficace per le sue industrie. Dei 12 reattori esistenti, ne vengono smantellati 2. I restanti 10 forniscono il 50% dell’energia elettrica del paese.
Il ministro dell’Ambiente Andreas Carlgren ha sottolineato che il sì al nucleare non toglie assolutamente niente alle rinnovabili, che hanno vinto la partita, in quanto il piano energetico nazionale prevede nel 2010 un 50% generato da rinnovabili, l’autoparco svedese indipendente da energia fossile nel 2030 e l’intero paese di non emettere più anidride carbonica nel 2050.
Nel frattempo il più grande parco d’energia eolica in Europa, un progetto guidato da Svevind, una filiale della tedesca Enercon, rischia di essere bloccato dalla sindrome NIMBY. Pur essendo costruito in un’area non urbanizzata della Svezia e pur essendo stato previsto un insieme di compensazioni, la locale popolazione nomadica Sami sta cercando di vetare l’iniziativa. Un tipico caso di trilemma energetico nazionale: no al nucleare? No al parco eolico? Sì ai Sami? Va bene, e che risposte si danno alla dipendenza dalle energie d’origine fossile ed alle relazioni con la Russia come fornitore più convincente?
Segnalo infine, sul fronte delle scorie, un dibattito per ora americano, ma che rischia di diventare assai attuale sul NYT.
La questione è: meglio lasciare le scorie con il livello di radioattività originale oppure mescolare scorie più radioattive con meno radioattive in modo da abbassare i requisiti per un sito oppure cuocere le scorie in modo da ridurne almeno il volume. In attesa di una fornace nucleare che bruci i resti radioattivi, c’è la prospettiva che, dopo i siti della spazzatura, ci possa essere a lungo-medio anche una crisi dei siti di scorie nucleari mediche.
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