Perché l’Unione Europea è sempre così incerta sul Medio Oriente ed i suoi 27 governi nazionali sono ancora più disastrosi sulla questione israelo-palestinese? La carta dell’FMI mostra la distribuzione delle esportazioni israeliane nel 2006 come percentuale del mercato americano, fatto 100; il che è un buon indicatore di parte della distribuzione d’interessi tra Israele ed i suoi partner commerciali.
Il mercato USA importa: diamanti, prodotti farmaceutici, tlc, equipaggiamento medico, apparati elettrici e abbigliamento di cotone. Più della metà del deficit commerciale USA con Tel Aviv è creato dai diamanti. Dopo gli Stati Uniti (32,5%) i grandi partner commerciali nel 2008 sono stati Belgio (7,5%, dove spicca la città dei diamanti, Anversa) e Hong Kong (6,7%)
Invece per le importazioni 2008 le cifre sono: USA 12,3%, Belgio 6,5%, Cina 6,5%, Svizzera 6,1%, Germania 6%. Gli Stati Uniti dominano per materiali elettronici e militari, poi vengono beni d’investimento, diamanti grezzi, carburanti, grano e beni di consumo.
Le cifre affascinanti che fanno vedere quali sono gli equilibri negl’interessi concreti fra UE ed i due grandi contendenti tra Levante e Golfo sono quelle dell’impex con Iran ed Israele: sono praticamente le stesse. Nel 2008, esportavamo verso Tehran € 14,1 miliardi ed importavamo 11,3 miliardi. Nel 2007 verso Tel Aviv le cifre erano rispettivamente € 14 miliardi ed ancora 11,3 per le importazioni. Un equilibrio delicato, anche se il fatto che l’Iran è il 6° partner nelle nostre importazioni energetiche ha un peso fondamentale.
La storia del dissennato assalto alla Flottiglia della Libertà è solo l’ultimo grano di un rosario d’occasioni perse; vediamole in ordine d’interesse europeo (ben sapendo che le capitali nemmeno lo vedono):
• La Turchia ha aspettato per 40 anni l’ingresso in Europa. Da un mese Ankara ci sta sistematicamente volteggiando intorno, prendendo e mantenendo l’iniziativa politica e diplomatica, mentre Berlino, Londra e Parigi sembrano dei dinosauri immobili. La proposta di sblocco della questione nucleare iraniana è stata fatta da Brasile e Turchia, lasciando di stucco il 5+1 (i cinque del Consiglio di Sicurezza ONU, più la Germania). L’uso delle ONG per fare del “pacifismo navale” nei mari di Gaza, ha scritto una nuovo pagina politica e geopolitica dopo l’ondata di rivoluzioni colorate d’ispirazione USA in Europa Orientale ed in Libano. Tutto è cominciato con la crisi delle vignette islamiche, quando Erdogan era insieme a pregare con Ahmadinejad ed altri capi islamici, mettendo sotto tiro una sprovveduta Danimarca. Come europei ci stiamo facendo scappare di mano un asso, molto più pesante di altri paesi ammessi. Il tragico è che oggi saremmo costretti noi a corteggiare i turchi, vista una mediocre reputazione nel gestire le nostre crisi interne.
• Israele ha perso l’occasione offerta da Clinton di chiudere il dossier palestinese. Oggi il capo del Mossad, Dagan, dice che Israele sta diventando un peso per gli USA ed è molto meno prioritaria. Francamente era una cosa che si capiva dalla fine della Guerra Fredda (Israele non serviva più a contenere l’URSS) e che si vedeva ad occhio nudo con la presidenza di George W. Bush (la Road Map era un modo diplomatico di dire “I’m fed up with this mess”). Obama non ha fatto che dirlo in modo più morbidamente esplicito. Tel Aviv potrà ancora continuare a far quel che le aggrada, ma ogni volta sarà un passo verso un dimenticatoio dove le memorie del secolo scorso saranno consegnate alla storia e quelle di questo decennio saranno ben vivide.
• La Siria sta perdendo il suo ruolo di ago della bilancia. Ha poco tempo per capitalizzare il suo valore geopolitico nella sua relazione con l’Iran in cambio della pace con Israele e della restituzione delle alture del Golan. Poi Ankara le ruberà la scena ed anche la Siria sarà declassata al rango di varie ed eventuali. Forse il Golan non merita tanto immobilismo ed è un feticcio ereditato da altre epoche, ma la Siria non può stare ferma insieme ad Israele perché ha molti meno appoggi e non può sperare di muoversi solo con l’Iran perché le loro parabole sono molto diverse.
• L’Egitto ha perso nettamente il suo ruolo mediorientale ed è consegnato ad un ruolo di portinaio di Gaza. Difficile fare diversamente quando, come Israele, si è appesi alla flebo narcotizzante degli aiuti bilaterali americani. Forse una politica africana più vigorosa, seguendo l’istinto del suo astuto vicino libico, sarebbe più pagante; ma questo significa confrontarsi con la rogna sudanese.
• Il Libano rischia di vedersi allontanare la stabilità e la pace interna. Il dramma della flottiglia ha ovviamente rafforzato le posizioni belliciste di Hizballah, mentre invece è imperativo per tutta la politica libanese sganciarsi da una questione così inconcludente come quella israelo-palestinese.
• La Palestina e l’Italia hanno perso da tempo l’occasione di parlare con una voce sola riguardo ai loro interessi. Qualcun altro ci penserà a determinarli per loro, ma evidentemente non riescono a disintossicarsi dell’acre piacere di una bella faida intestina.
L’Iran con questa storia c’entra abbastanza poco, ma il tempo corre anche per i petroayatollah e per il controverso riformatore Ahmadinejad: a furia di coltivare amletici dubbi sull’atomica militari, perderanno l’occasione di modernizzare rapidamente la loro infrastruttura energetica con capitali internazionali. Gli USA con Obama sono pronti ad un compromesso storico ed a pagarne lautamente il prezzo, ma non possono aspettare troppo. Dopo, ci penseranno cinesi e russi a dare una mano a Tehran, ma a condizioni più pesanti.
Perché la UE dovrebbe aiutare Israele?
Scritto da: Aldo | 22/03/11 a 23:01
Concordo in linea di massima con l'analisi. Cosa potrebbe fare la UE per aiutare Israele? A mio parere sarebbe utile disinnescare la situazione, associando - non ora, ma affermando ikl principio - sia Ankara che Tel Aviv.
C'é un impatto specifico sull'Italia da questa situazione?
Scritto da: Asa | 07/06/10 a 11:20