Avete notato come, una volta promessi i soldi in aiuto alla Grecia, sia praticamente finito tutto il discorso sulla Germania nuova egemone dell’Europa? Effettivamente è un’altra bufala di cui continuano a pascersi analisti e commentatori europei, che fa il paio con la minaccia comunista onnipresente di una volta.
Sgombriamo allora il campo dai vecchiumi. L’asse franco-tedesco (adesso ribattezzato core) non esiste più perché sepolto dalle macerie del Muro di Berlino e dalla riunificazione. La Germania con tentazioni egemoni alla Bismarck o di memoria nazista nemmeno: è socioculturalmente sparita tra il boom economico ed il ’68 e non serve a nessuno. Il marco o l’Euro come sostituto delle Panzerdivisionen è una semplificazione fumettistica che sta alla realtà come Rommel può stare oggi a Petraeus.
Allora la Germania che ci sta a fare? Molto onestamente non lo sanno nemmeno le elite tedesche, prese come sono dalle contraddizioni della globalizzazione e di una costruzione europea in panne. La Germania con Adenauer ha contribuito alla nascita dell’Europa perché aveva bisogno di superare il vecchio paradigma degli equilibri di potenza che aveva contribuito alla sua ascesa e distruzione e di crearsi, esattamente come tutti i leader continentali, uno spazio di decisione al di fuori della pervasiva egemonia americana.
Il tacito patto che Kohl e Schröder hanno sottoscritto e mantenuto sull’Euro è che Berlino scambiava il potenziale destabilizzante della riunificazione e della Deutsche Mark contro una riunificazione nel segno dello sviluppo economico ed un’Europa che garantisse stabilità e tranquillità anche alla Germania, nell’ottica di creare un grande attore geopolitico soft e civile. La Germania non si dissolveva nell’UE (non ci ha pensato nessuno), ma riteneva i suoi maggiori interessi e principi ben rappresentati dal progetto europeo, cioè dalle istituzioni e dall’interazione a 27.
Tutto questo non è avvenuto proprio così e questo spiega molti comportamenti tedeschi dal 1989 ad oggi, tra cui: l’incoscienza nell’affrontare l’implosione jugoslava, le regole della BCE e del Patto di Stabilità, la ribellione alla decisione di Bush d’aggredire l’Iraq, i duetti energetici con Mosca, i caveat in Afghanistan e la malcelata rabbia nel dover fare il “Pantalone paga” per i paesi est-europei durante la crisi dei subprime (che si sono presi un secco Nein) e per la Grecia adesso (dove si è detto Ja obtorto collo).
Cosa vuole allora la cancelliera Merkel per la Germania e, se ancora ci stanno gli altri, per l’Europa? Primo, uscire dalla trappola del debito. Senza conti in ordine si è in balia di banche, fondi assortiti e speculatori di ogni colore, cioè si è un burattino senza fili che gioca a fare il politico.
Secondo, riprendere il controllo dell’economia da parte della politica. La vera fine della Guerra Fredda è avvenuta nel 1988 quando Reagan e Thatcher con la deregulation decisero la ritirata dello stato dall’economia, poi Mosca dichiarò il fallimento della sua politica sulla sua pseudoeconomia. Lo fecero per necessità ed è diventata un’ideologia i cui risultati, positivi e negativi, sono sotto gli occhi di tutti. Lasciamo gli slogan “stato contro mercato, mercatismo contro statalismo”, qui la domanda è se il nostro futuro lo decide un comitato d’affari più o meno presentabile o un organismo eletto dai cittadini. Obama vuole un punto d’equilibrio tra Wall Street e Main Street: gli altri 26 governi europei che vogliono davvero?
Terzo, usare la crisi per mandare avanti l’Unione Europea politica. L’Europa dell’Euro non porta automaticamente a sviluppare l’integrazione politica e sociale, anzi, ha dimostrato ampiamente che in tempi di crisi, favorisce ancor più la divisione anche all’interno dei paesi.
Debito, politica, Europa: l’Italia vuole esser “donna di province” con Dante o “bordello” con l’Economist?
Credo che la ricetta di Monti sia corretta (basta ricordare come è stata unanimemente bocciata la direttiva Bokenstein da quei ceti medi senza visione che fanno tendenza), ma anche incompleta. Le asimmetrie fiscali o sociali non si possono correggere solo con più funzionalismo, ma con più politica trans-statale e trans-nazionale in un nuovo quadro europeo
Scritto da: Alessandro.Politi | 14/05/10 a 18:07
Purtroppo criticare la UE è come sparare sulla Croce Rossa. Anche nei confronti della Germania - e della Merkel - c'è stata molta acrimonia. Conviene ricordare, riguardo la lentezza dela sua reazione, che è dovuta al fatto che la Corte Costituzionale, l'anno scorso, ha promulgato una legge che impedisce alla Germania di intervenire nel salvataggio di un singolo stato (preveggenza o timore?). Solo il precipitare della crisi ha reso possibile il superamento del divieto.
Sul futuro concordo con Mario Monti, più Europa, più integrazione, più mercato. Si legga qui:
http://archiviostorico.corriere.it/2010/maggio/11/ricetta_Monti_per_Europa_Serve_co_9_100511003.shtml
Scritto da: Asa | 14/05/10 a 17:00