Enzo Rullani, su First Draft, analizza il tema della globalizzazione, e il modo in cui la si sta affrontando nel dibattito politico nostrano. Per Rullani: possiamo dire che essa, lungi da essere un incidente di percorso, è il compimento ideale della modernità, ossia del modo di produrre e di vivere che da tre secoli ha imparato a usare la scienza come primaria forza produttiva. La scienza è un sapere universale, non locale; e la produzione fatta in base alla scienza non poteva che prendere, alla fine, una forma globale. Che mette sullo stesso piano cinesi, turchi e americani, ossia tutti quelli che ad essa ricorrono. Ci sono voluti tre secoli, e diverse guerre di confine, ma adesso ci siamo. Si illude chi pensa che si possa tornare indietro al buon tempo andato.
Da noi la globalizzazione viene spesso subita, invece: Il mondo è diventato globale e postfordista, ma non per questo dobbiamo solo subirlo. Alla lunga, lo sappiamo, le strategie soltanto difensive non pagano. Si può correre in difesa solo per prendere fiato e avere il tempo necessario per riaversi della sorpresa: poi, bisogna che recuperare l’intelligenza del futuro e la cultura globale di cui si dispone per guardare avanti, fuori dalle trincee. Vedremo se le forze politiche sapranno fare la loro parte, quando si tratterà di passare dalla paura alla speranza, per usare i due termini impiegati da Tremonti.
E' proprio questo il nodo, nel successo elettorale recente c'è molta richiesta di cambiamento, ma anche molta paura di futuro. Nella capacità di svecchiare i modelli, di abbandonare vecchi porti (non più sicuri), guardando ai nuovi orizzonti, liberando energie, che la classe dirigente si legittimerà, finalmente.
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